Uno specchietto per allodole pieno di regolamenti dannosi

29.01.2020

Il consenso della popolazione nei confronti dell'iniziativa dell'associazione degli inquilini è in calo. Nei dieci giorni rimanenti prima del voto, il Comitato per il No continua il suo impegno per rendere chiare agli elettori le conseguenze dannose di un’iniziativa sconsiderata. Obiettivo: ottenere una maggioranza dei NO il prossimo 9 febbraio.

Secondo gli ultimi sondaggi, il numero dei favorevoli all'iniziativa dell'associazione degli inquilini è ulteriormente diminuito. Tuttavia, stando ai nuovi risultati del sondaggio gfs una maggioranza intende tuttora approvare l'iniziativa. Il Consigliere nazionale Fabio Regazzi, copresidente del Comitato per il No, si rallegra del calo di consensi: «Sempre più elettori riconoscono il contenuto pericoloso dietro ad un titolo ingannevole. Affinché l'iniziativa possa essere respinta il 9 febbraio, però, dobbiamo continuare nel nostro impegno: è necessario un chiaro No a questa follia amministrativa a livello nazionale e a costosi programmi di edilizia abitativa che non considerano in alcun modo la domanda reale.»

Dal suo punto di vista, i promotori gestiscono i problemi del mercato degli alloggi in affitto facendo leva su aspetti emotivi, così da distogliere l'attenzione dalle debolezze della loro inutile proposta di soluzione: «L'iniziativa condurrebbe allo spreco di molto denaro per l'edificazione di alloggi sovvenzionati costruiti al posto sbagliato. Inoltre, porterebbe a danni per l'ambiente e ad un aumento degli affitti dopo le ristrutturazioni energetiche. A farne le spese sarebbe la stragrande maggioranza della popolazione, mentre solo una piccola minoranza beneficerà di alloggi in affitto a basso costo.»

Interventi nel mercato sempre più estremi
Gli iniziativisti minimizzano le loro proposte come libere e puramente indicative. Ma esse non sono né uno né l’altro. I prestiti sono rischiosi, come ha dimostrato la crisi immobiliare degli anni '90 (777 milioni di perdite a causa di prestiti per l'edilizia abitativa). Un’attuazione dell’iniziativa in soli termini di pianificazione territoriale non renderà possibile il raggiungimento della quota fissa del 10 per cento. Le discussioni delle ultime settimane mostrano sempre più chiaramente quanto sarebbero ingerenti le conseguenze di un'adozione dell’iniziativa. Ad esempio, negli scorsi giorni la Consigliera agli Stati ed ex-Presidente dell’ASI Marina Carobbio ha dichiarato ai media che per raggiungere la quota nazionale del 10% “si dovranno prevedere delle misure pianificatorie, ampliare strumenti già esistenti quali i prestiti e le fideiussioni, introdurre il diritto di prelazione a favore dei Comuni e la possibilità per gli enti di utilità pubblica di accedere ai fondi appartenenti all’ente pubblico”. Il risultato dell'obiettivo irrealistico e di un testo costituzionale non definito sarà quindi una spirale di interventi di mercato sempre più estremi. Interventi tantopiù ingiustificati, se consideriamo che solo una minima parte privilegiata della popolazione beneficerebbe infatti dell’iniziativa.

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